Fattori di infertilità: patologici, comportamentali ed ambientali

Fattori di infertilità: patologici, comportamentali ed ambientali

25-02-2014

 

La ricerca, negli ultimi anni ha fatto grossi passi nel campo delle indagini riguardanti i fattori di infertilità che oltre ad essere di natura patologica, possono riguardare anche fattori comportamentali ed ambientali.
Tra i fattori di natura patologica, le infezioni così come le flogosi dell’apparato genitale femminile e di quello maschile, costituiscono un grave problema per la riproduzione.
Responsabili sono le infezioni causate da malattie a trasmissione sessuale come la Sifilide o la Gonorrea e ancora più insidiosa, perché asintomatica e diffusissima, la Clamidia. (Garnett GP et al. 2008).
Queste infezioni nelle vie riproduttive se non vengono curate, causano la cosiddetta PID (Pelvic Inflammatory Disease).
La Clamidia è responsabile di circa il 50% delle infiammazioni pelviche: il rischio è quindi maggiore rispetto alle altre malattie veneree ed inoltre, essendo la Chlamydia molto più diffusa, si contrae più frequentemente. La Chlamydia, causa una patologia infiammatoria grave  del tutto asintomatica nella maggior parte dei casi (fino all’85-90%) e colpisce soprattutto donne molto giovani sessualmente attive (dai 15 ai 21 anni). L’assenza di sintomi fa sì che chi la contrae  può non accorgersi dell’infezione anche per 10 o 15 anni, lasciando tutto il tempo al microorganismo di colpire anche l’endometrio e le tube di Falloppio causando sterilità. (Garnett GP et al. 2008).
La Clamidia è un fattore di rischio anche per la fertilità maschile, causa, infatti, uretrite, epididimite e prostatite che sono importanti fattori di infertilità. L’infezione dei vasi deferenti o dell’epididimo può causare stenosi (restringimento) parziale o completa delle vie escretrici, con conseguente alterazione della qualità dello sperma o oligozoospermia. La Clamidia può provocare alterazioni nella testa degli spermatozoi e ridurre la reazione acrosomiale, mentre si ipotizza anche che possa indurre la produzione di anticorpi-antisperma. Oltre alla Clamidia, naturalmente, diversi altri virus e batteri comuni alterano la struttura, la motilità, la produzione di spermatozoi o causano prostatite e uretrite. Inoltre, le infezioni possono causare complicazioni nelle procedure di fecondazione assistita. (Garnett GP et al. 2008).
Uno dei fattori di infertilità femminile di natura patologica più diffusi è l’endometriosi,  ed è  una delle cause più comuni di sterilità. In Italia soffrono di endometriosi circa tre milioni di donne, che spesso arrivano ad una diagnosi certa dopo diversi anni, quando presumibilmente la malattia si è aggravata. L’endometrio è il tessuto che riveste la superficie interna dell’utero. Ogni mese si accresce e subisce una serie di modificazioni fisiologiche e strutturali; se non è avvenuta nessuna fecondazione, si sfalda dando luogo alle mestruazioni. Nell’endometriosi del tessuto simile all’endometrio si forma all’esterno dell’utero e nella maggior parte dei casi si diffonde nell’area dell’apparato riproduttivo femminile (ovaio, tube di Falloppio, legamenti dell’utero, area tra vagina e retto), ma è stato trovato anche sui genitali esterni (vagina, cervice e vulva) e sugli altri organi interni. (Carlo Bulletti et al 2008).
La spiegazione che sembra più probabile è quella della cosiddetta "mestruazione retrograda": durante le mestruazioni parte del sangue e delle cellule dell’endometrio in esso contenute risalgono le tube e da lì escono invadendo la cavità peritoneale, dove attecchiscono e proliferano. Negli ultimi anni sono stati messi in evidenza che,  anche i fattori genetici e ambientali sono coinvolti nell’insorgenza di questa patologia. (Carlo Bulletti et al 2008).
Come l’endometrio, questo tessuto è modulato dagli ormoni prodotti dall’ovaio (in particolare gli estrogeni) per cui cresce e si sfalda ciclicamente ma non viene come nelle normali mestruazioni, per cui il sangue e le cellule endometriali in esso contenute, ristagnano generando una infiammazione cronica degli organi su cui il tessuto è cresciuto. Se le formazioni proliferano producono aderenze che irrigidiscono gli organi e ne impediscono il funzionamento: questo è il motivo per cui se sono colpiti gli organi della riproduzione (es. ovaio e tube), l’endometriosi causa l’infertilità.  Curare l’endometriosi migliora anche le possibilità di successo della PMA.
In ogni caso, diagnosticare tempestivamente l’endometriosi è possibile e necessario. Curare l’endometriosi, soprattutto nella fase iniziale, vuol dire tutelare la propria fertilità e il proprio benessere fisico e psicologico. (Carlo Bulletti et al 2008).
Studi di epidemiologia hanno messo in evidenza che i fattori di infertilità di natura comportamentale più diffusi, sono ad esempio problemi di peso o il fumo. (Homan GF, et al 2007).
Sia l’obesità che l’eccessiva magrezza, possono condizionare la fertilità. I dati epidemiologici confermano che entrambe le cose sono causa, del 6% dell’infertilità primaria, ovvero del 12% dell’infertilità totale. Questo vuol dire che, nella maggior parte dei casi (il 70%) se il peso torna normale, anche la fertilità viene recuperata. E’ importante quindi che chi è infertile e ha problemi di peso, prima di sottoporsi a terapie per l’infertilità invasive e impegnative, recuperi il proprio peso-forma. Una spiegazione sta nel fatto che un’alterazione nella produzione degli ormoni steroidei interferisce con la regolazione centrale (ipotalamica-ipofisaria) del ciclo mestruale e questo può determinare una riduzione numerica delle mestruazioni fino all’amenorrea. Nelle riserve di grasso del corpo è presente un ormone (androstenedione) che può dare origine all’estrone in modo continuativo. La presenza continuativa e non ciclica di estrone, come nella norma, determina un’alterazione della regolazione centrale delle mestruazioni. Più si ingrassa e più aumenta la quantità di androstenedione, fino a scompensare la funzione riproduttiva. Le donne obese hanno quindi un eccesso di estrogeno, mentre, al contrario, le donne sottopeso hanno un deficit di estrogeno, ma entrambe le condizioni portano a cicli riproduttivi irregolari.Nelle donne obese si osserva, inoltre, l’alterazione metabolica dell'insulino resistenza, che è spesso as ociata alla sindrome dell’ovaio policistico (le ovaie presentano una micropolicistosi dei follicoli: i follicoli continuano a produrre estrogeni in modo costante senza permettere il verificarsi delle condizioni che portano all’ovulazione). Questa sindrome non è caratteristica solo dell’obesità, naturalmente, tuttavia è presente nel 40-50% delle donne obese. La perdita di peso ripristina la funzione ovulatoria e con essa la fertilità.  Le donne sottopeso (con meno del 22% di grasso corporeo) soffrono, invece, di una condizione nota come anemorrea ipotalamica dovuta ad una alterazione della regolazione centrale del ciclo per cause psicogene (anoressia mentale) o per un’intensa attività sportiva. Anche in questo caso recuperare almeno il 90% del peso-forma significa tornare ad essere fertili, anche se in una percentuale più bassa rispetto alle donne obese (resta, infatti, un 13-30% dei casi in cui l’incidenza di altri fattori -ansia o disordini alimentari- ostacola il recupero della funzione ovulatoria). Anche per gli uomini l’obesità è un fattore di rischio per l’infertilità. E’ stato dimostrato che uomini sovrappeso o obesi hanno un minor numero di spermatozoi normali e motili, rispetto agli uomini con peso nella norma. Inoltre, l’obesità può avere un effetto indiretto sulla funzione erettile in uomini con problemi di cuore o diabetici. (Clark AM, et al.1998).
Per quanto riguarda il fumo invece, è stato evidenziato che le fumatrici hanno tassi di infertilità più alti, una fecondità ridotta (possibilità di concepire per ciclo)  e impiegano più tempo a concepire (in genere più di un anno). (Homan GF, et al 2007).
La riduzione della fertilità nelle donne fumatrici sembra essere dovuta all’interferenza delle sostanze tossiche contenute nel fumo con la maturazione degli ovociti. La nicotina (o meglio la cotinina, il suo metabolita) e il benzopirene, un noto cancerogeno, che vengono assorbiti attraverso il fumo vanno a finire anche nel liquido follicolare e nelle cellule granuloso-luteiniche dell’ovaio. (Curtis KM, et al. 1997). Anche il fumo "passivo" ha una notevole incidenza: la cotinina è presente in un’alta percentuale di donne non fumatrici e con partner non fumatore che hanno assunto fumo passivamente negli ambienti di lavoro. Purtroppo, però, benché la correlazione tra fumo e infertilità sia indubitabile, è quasi impossibile valutarne l’importanza in senso assoluto. Tuttavia pur con questi limiti, si è stimato che il 13% dell’infertilità femminile è causato dal fumo. Questa infertilità è del tutto reversibile: smettere di fumare riporta la fertilità se non dovuta ad altre cause, a livelli normali. (Curtis KM, et al. 1997).
Alcuni studi condotti su animali hanno dimostrato che i componenti del fumo (come cadmio, benzopirene e nicotina) aumentano il tasso di distruzione follicolare con perdita precoce della funzione riproduttiva interferiscono con la meiosi, ovvero il processo di duplicazione cellulare. Proprio la distruzione follicolare sembra essere causa dell’anticipo della menopausa, di circa un anno e mezzo, nelle donne fumatrici. I dati resi disponibili dalla fecondazione assistita, inoltre, confermano un’alta frequenza, nelle donne fumatrici, di ovociti diploidi (con 46 cromosomi invece di 23). (Homan GF, et al 2007).
Il fumo, quindi, diminuisce la riserva di ovociti e causa la riduzione della fertilità: le donne fumatrici infertili sottoposte a stimolazione ovarica hanno bisogno di una maggiore somministrazione di gonadotropine per produrre ovociti.In sintesi, è ridotta la riserva di ovociti, la risposta alla stimolazione ovarica, il numero di ovociti recuperati per ciclo, il numero di fertilizzazioni per ciclo. Gli effetti peggiorano con l’aumentare dell’età.  Il fumo incide anche sulla fertilità maschile. Diversi studi hanno dimostrato che il fumo ha effetti negativi sulla spermatogenesi, sulla concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale, sulla loro motilità, vitalità e morfologia. Le sostanze tossiche contenute nel fumo possono provocare alterazioni genetiche negli spermatozoi che impediscono allo zigote di svilupparsi in modo normale. Per le coppie che già hanno difficoltà procreative, il fumo rappresenta un ulteriore ostacolo al successo riproduttivo. (Homan GF, et al 2007).



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