Infertilità femminile

L’infertilità femminile è causata principalmente da problemi ormonali legati alla follicologenesi (il processo che porta alla maturazione degli ovociti) e dell’ovulazione, inoltre da problematiche anatomico-funzionali legati dal passaggio delle cellule sessuali e dell’embrione attraverso le tube, o dall’incapacità dell’utero di accogliere l’embrione.

L’équipe medica di CFA di Napoli del prof. Dale assisterà tutte le pazienti durante il percorso di valutazione e di un eventuale stato di infertilità. Il percorso consiste nella raccolta di informazioni sia sulla storia clinica (anamnesi), e con ulteriori indagini ed esami diagnostici al fine di accertarne dove possibile le cause, per poter successivamente identificare e consigliare la strategia migliore con cui procedere per ottenere il risultato desiderato cioè la gravidanza.

L’anamnesi

Per accertare lo stato di infertilità e le cause è necessario prima di tutto raccogliere informazioni sulla storia clinica della paziente: patologie cromosomiche, eventuali infezioni alle vie urinarie o genitali, malattie a trasmissione sessuale, endometriosi, interventi chirurgici, chemio e radioterapie.

Le indagini diagnostiche

Controllo dell’ovulazione e follicologenesi

Con ogni mestruazione la donna dovrebbe generalmente produrre un singolo ovocita (la cellula sessuale femminile) che attraverso l’ovulazione “viene ovulato” (liberato) dopo aver raggiunto la maturità attraverso la follicologenesi, grazie all’azione coordinata di tre ormoni: FSH, l’ormone follicolo-stimolante che promuove la crescita dei follicoli, particolarmente all’inizio del ciclo; LH, l’ormone luteinizzante che coopera alla stimolazione della crescita follicolare e che innesca l’ovulazione; l’estradiolo, che contribuisce alla regolazione dell’attività degli altri due ormoni. L’ovulazione può essere verificata attraverso la registrazione giornaliera della temperatura basale, osservando le variazioni della temperatura corporea che cambiano nelle diverse fasi del ciclo: questo metodo è molto semplice ma altrettanto inaffidabile perché si incorre spesso in errori di misurazione. E’ possibile monitorare la follicologenesi dosando gli ormoni coinvolti in questo processo che sono FSH e LH ed estrogeni. Inoltre è bene controllare ormoni come la prolattina e gli ormoni tiroidei e androgeni, che possono influire sul meccanismo dell’ovulazione e provocare infertilità e sterilità femminile.

Valutazione della riserva ovarica

Questo esame si effettua tra il secondo e il quinto giorno del ciclo mestruale, permette la valutazione del volume delle ovaie e la conta dei follicoli antrali presenti in ciascun ovaio. Questa ecografia pelvica transvaginale insieme alla valutazione dei dosaggi di tre ormoni già indicati precedentemente (follicolo-stimolante, prodotto dall’ipofisi, Inibina B e ormone antimulleriano o AMH, prodotti dalle ovaie) consentono una stima della riserva ovarica. Solitamente i valori di Inibina B e AMH diminuiscono con l’avvicinarsi della menopausa, mentre quelli dell’ FSH aumentano. Tutte queste informazioni raccolte  ci consentono di stimare la risposta ovarica alla stimolazione farmacologica con gonadotropine durante i trattamenti di fecondazione assistita.

Indagini anatomiche

Le Tube di Falloppio costituiscono un organo fondamentale per la fertilità femminile in quanto il loro buon funzionamento è essenziale per il trasporto e la nutrizione delle cellule sessuali e dell’embrione, e per questo motivo è indispensabile che siano integre e funzionali. Spesso le cause che compromettono le Tube di Falloppio sono alterazioni causate ad esempio dall’endometriosi oppure infezioni pelviche acute e/o croniche, dovute a malattie trasmesse sessualmente e non curate per tempo o ad interventi chirurgici.

Esami di accertamento

Sonoisterografia

Esame ecografico indolore, permette lo studio accurato della cavità endometriale utilizzando un sottile catetere sterile monouso, posizionato all’interno del canale cervicale. Il catetere serve per iniettare nella cavità uterina alcuni millilitri di soluzione fisiologica (acqua sterile) che permette, mediante ecografia transvaginale, di visualizzare eventuali patologie presenti all’interno della cavità (polipi endometriali, miomi uterini sottomucosi, setti uterini). L’esame dura mediamente 15-20 minuti e consente di evitare indagini diagnostiche più invasive e dolorose come l’isteroscopia. È consigliabile effettuare la sonoisterografia nei primi giorni dopo la cessazione delle mestruazioni.

Isterosalpingografia

Esame contrastografico che consiste nell’opacizzazione della cavità uterina e delle tube mediante l’introduzione di un mezzo di contrasto radiopaco. Consente di diagnosticare le malformazioni uterine, di evidenziare sinechie, polipi e fibromi e di verificare la pervietà tubarica, ma non permette la valutazione dell’integrità fisiologica tubarica.

Sonoisterosalpingografia

Esame contrastografico che non richiede l’uso di un mezzo di contrasto radiopaco né di radiografie. Attraverso un sottile catetere introdotto nel canale cervicale, una piccola quantità di soluzione fisiologica viene iniettata nell’utero; poi, grazie a una sonda ecografica transvaginale, si osserva se il liquido fuoriesce dalle tube o meno. Oltre alla pervietà tubarica è possibile valutare anche la presenza di polipi, miomi e patologie uterine endocavitarie.

Ecografia 3D e 4D

Consentono di ottenere immagini dell’utero statiche e in movimento in tempo reale per visualizzare e valutare eventuali malformazioni.
L’ecografia standard (bidimensionale) fornisce immagini in sezione delle strutture anatomiche e le restituisce in differenti tonalità di grigio; con le metodiche 3D e 4D, invece, l’ecografo memorizza un certo numero di sezioni, realizzando un’immagine tridimensionale estremamente accurata delle strutture anatomiche che si stanno visualizzando. In campo ginecologico, l’utilizzo dell’ecografia 3D e 4D evita spesso di dover ricorrere a indagini diagnostiche più invasive, come l’isteroscopia.

Isteroscopia

Utilizzata per l’esame della cavità uterina, prevede il passaggio di un piccolo strumento a fibre ottiche (l’isteroscopio) attraverso il canale cervicale fino a visualizzare l’intera cavità. È l’esame più affidabile per la valutazione delle patologie endocavitarie come miomi, polipi, setti completi e subsetti, che non sempre sono evidenziati dalle altre metodiche diagnostiche.

Laparoscopia

Esame visivo dell’anatomia della tuba, mostra anche la sua posizione rispetto all’ovaio e permette l’identificazione di aderenze e di altre alterazioni morfo-funzionali della cavità peritoneale che potrebbero causare l’infertilità. Viene eseguita inserendo una sonda ottica nella cavità peritoneale attraverso una piccola incisione praticata nella parete addominale. Una volta ispezionati gli organi riproduttivi, un liquido di contrasto può essere iniettato attraverso il canale cervicale per osservarne il passaggio attraverso le tube. Spesso la laparoscopia viene associata all’isteroscopia per ottenere un quadro completo dell’apparato genitale. Diversamente dagli altri esami descritti, richiede l’anestesia generale e un ricovero di 1-2 giorni.


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